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lunedì 5 maggio 2014

I giorni "storti"

Nel nostro modo di vivere la vita in base a reazioni, giudizi, fastidi, siamo portati a considerare alcuni giorni belli, altri brutti, in base alle nostre aspettative e alle emozioni del momento.

Se tutto va secondo i nostri piani ci sentiamo felici e pensiamo che la vita ci stia sorridendo perché ce lo siamo meritato, perché abbiamo fatto tutto come andava fatto e siamo stati premiati.

Foto dell'autrice
Ma se un giorno, nonostante il nostro impegno, qualcosa va storto, ecco che ricadiamo nel vittimismo e ci sentiamo perseguitati dalla sfiga.

In realtà, è l'Ego che come un bimbo capriccioso pretende solo giorni in cui splendiamo e veniamo ammirati, lodati, applauditi.

Per l'Anima, invece, c'è più da imparare nei giorni cosiddetti storti.
Perché quando qualcosa va storto abbiamo la possibilità di vedere. Vedere che energia stiamo usando, che pretese abbiamo nei nostri stessi confronti, quali sfide ci terrorizzano, quanto narcisismo stiamo accarezzando. 
Possiamo misurare la nostra aspettativa illusoria, la paura di fallire o di avere successo - che sono speculari - il senso fasullo di identità che ci illude di essere quella cosa che vogliamo dimostrare a tutti di essere, e se falliamo pensiamo di non esistere più. Di perdere la nostra identità.

Foto dell'autrice
Tutto questo è un dono.

I giorni storti sono lo specchio di ciò su cui ancora abbiamo da lavorare. Sono perfetti perché fondamentali per vederci davvero per ciò che siamo. Senza illusioni.

Solo da questa visione realistica di noi stessi possiamo cominciare a capire da dove cominciare a lavorare e perché.

Ad ogni giorno storto che viviamo dovremmo dire GRAZIE!

lunedì 28 aprile 2014

Correggere il tiro

Capita spesso nella vita di lavorare per ottenere qualcosa, e poi quella cosa non arriva proprio come vorremmo. O non arriva affatto.

Innanzi tutto, quando sentiamo la delusione emergere per il risultato fallimentare o non soddisfacente, dovremmo chiederci se essa nasce da un giudizio della personalità - per esempio non accettare i nostri limiti - oppure se una parte di noi sa che a livello evolutivo il nostro obiettivo non è necessario raggiungerlo, perché magari non è ciò che davvero fa per noi.

Quando abbiamo stabilito che ce la possiamo fare, che non dobbiamo mollare, allora l'unica cosa sensata da fare è correggere il tiro. Specie dopo più di un tentativo.
Foto dell'autrice

Torno a fare un esempio sul tiro con l'arco perché lo sto sperimentando proprio in questo periodo.

Se una freccia va a piantarsi su un punto basso, di sicuro l'errore è nostro. 
Siamo sempre noi i responsabili.
Non esiste che l'arco scagli le frecce in modo diverso da una volta all'altra. E' uno strumento che funziona su basi meccaniche e riproducibili.

Se l'arco ha un mirino, l'errore può essere dato dalla sua regolazione erronea.
Ogni volta che scagliamo una freccia, oltre a stare attenti ai gesti, alla postura, alla riproducibilità del gesto per far sì che le frecce vadano sempre nella stessa direzione e sullo stesso punto alto (il dieci), dovremo anche essere sicuri che il mirino sia a posto.

Correggere il tiro è mettere a posto ogni cosa, gesti, muscoli, mirino affinché il tiro sia più perfetto possibile.
Foto dell'autrice

Nella vita è la stessa cosa. Se un obiettivo lo manchiamo, dobbiamo chiederci cosa ha fatto sì che lo mancassimo.
Mai dare la colpa all'esterno, a persone o eventi come se fossero fuori dal nostro controllo.

Quale tipo di energia, quali pensieri abbiamo usato per andare verso di esso?
Abbiamo dato il meglio?
Abbiamo fatto tutto il possibile oppure potevamo impegnarci di più?
Avevamo distrazioni?
Non eravamo abbastanza motivati?
Avevamo paura di fallire?
Oppure paura del successo?
Ci sentivamo davvero all'altezza dell'obiettivo o no?
Era l'obiettivo giusto?
E se non fosse l'obiettivo giusto? Cosa vorremmo davvero?

Una volta stabilito qual è stato l'errore, possiamo investire nuove energie, fare nuovi tentativi con una diversa consapevolezza.
Se ogni cosa è fatta nel modo giusto, con l'energia giusta, non possiamo fallire.

venerdì 27 settembre 2013

Perché spesso i rituali non funzionano

A molti sarà capitato di fare dei rituali per ottenere qualcosa. Un desiderio che ci premeva, la casa nuova, un lavoro soddisfacente, la persona giusta in amore...
Sarà anche capitato che alcuni rituali non abbiano funzionato, oppure lo hanno fatto solo in parte; o ancora, hanno funzionato per una cosa e non per l'altra, ecc.

Ebbene, in realtà non sono i rituali in sé ad essere efficaci o meno.
La verità è che a monte si sta usando l'energia sbagliata.

Foto dell'autrice
Se stiamo chiedendo qualcosa alla Fortuna, alla Vita o a qualche divinità, e lo facciamo con energia di supplica, con la paura di fallire, di non ottenere, ecco che il rituale non può funzionare.

Tutto parte da noi. Dipende da quanto crediamo in noi e nel nostro sogno, ma anche da quanto siamo attaccati al risultato. 
Più siamo attaccati all'idea che senza quella cosa o quella persona non saremo mai felici e realizzati, più ce ne allontaniamo.

Con la fiducia incondizionata in noi stessi - ma anche verso la Fonte e ai suoi doni - e con la convinzione che il nostro sogno è lì ad attenderci, ma che potremmo vivere bene anche senza di esso, ecco che il rituale per dare un aiutino ai nostri sogni funziona.

Ma è stata la nostra energia di fiducia a realizzarlo, non il gesto. 
Il gesto è un simbolo, nulla più. Non c'è niente di magico in una serie di gesti o parole focalizzati verso un risultato di qualche tipo.

La Magia è sempre e solo in noi.