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giovedì 13 aprile 2017

Strappare il Velo di Maya

Sappiamo di vivere dentro proiezioni, che tutto ciò che ci piace e non ci piace è comunque filtrato da ciò che noi stiamo proiettando all'esterno. Che sia innamoramento o odio, tutto parla di noi, ed è pura illusione.

Velo di Maya #1 - Autoritratto dell'autrice
Ma l'errore che si commette facilmente, quando ci si rende conto di una nostra proiezione - bella o brutta che ci appaia - è quello di volerne uscire, di chiedere a noi stessi di smettere di proiettare fuori di noi quell'illusione in cui siamo caduti.

La consapevolezza e la risoluzione non passano dall'accantonare le cose, solo dall'integrarle.
Stiamo vivendo l'illusione dell'innamoramento, ad esempio?
Bene, stiamoci dentro sentendola tutta. Godiamoci il film sapendo che è solo luce proiettata su uno schermo bianco, che non c'è nulla di vero, non c'è nulla di reale, ma può insegnarci molto di noi dal modo in cui ci facciamo coinvolgere.

E' tutta vita che accade. Stiamo pure nel sentire il frullo del cuore, stiamo pure nel desiderio di un bacio appassionato, ma senza attaccamento all'aspettativa che accada realmente, senza la pretesa di essere ricambiati dello stesso sentimento, seppur passeggero.

La Bellezza sta nel sentire che tutto ciò è manifestazione di noi. 

Se si sta male per un sentimento non ricambiato, basta starci dentro con coraggio, sentendolo tutto, percependo le viscere torcersi, fluendo nelle lacrime, lasciando che il nodo in gola faccia male, che lo struggimento ci laceri dentro. Se si sosta abbastanza a lungo in quel sentire, ecco il miracolo: è solo vita che accade, e pian piano porta via quel dolore proiettato all'esterno per essere guarito. 

Mai giudicarsi per un sentimento doloroso che si sta vivendo. Perché è una spia rossa di qualcosa che vuole essere riparato, ma lo si può fare solo accogliendo il segnale senza giudizio, amando quella parte ferita di noi che chiede amore. 
L'amore che guarisce il nostro dolore può soltanto venire da noi stessi, mai da fuori. Non c'è nessun là fuori!
Velo di Maya #2 - Autoritratto dell'autrice

Amate quell'illusione come parte di un Piano più grande per evolvere, senza illusione non c'è trasmutazione in consapevolezza. Senza piombo non abbiamo oro da trasmutare. 

Il Velo di Maya non va strappato a forza. Si scioglie da solo quando impariamo ad amare tutte le nostre parti ombra. Quando ci accogliamo totalmente e impariamo a vedere la nostra Bellezza intrinseca. 

Quando l'innamoramento per qualcuno lo integriamo fino in fondo, ecco che entriamo nell'Amore. Per noi stessi.

martedì 14 marzo 2017

Mettersi a nudo con sé stessi

Anni passati a seguire corsi di consapevolezza e tecniche varie, leggere libri in materia, fare esercizi, meditazione, mantra, eccetera, eppure molti di noi ancora faticano a mettersi davvero a nudo con sé stessi. 
Quando emergono nodi ancora non sciolti, così grossi che non li si può più ignorare, ci rendiamo conto che nonostante la buona volontà, l'intento di lasciar andare zavorre antiche, una parte di noi è rimasta in ombra, ben nascosta, incapace di mettersi sotto il riflettore.

Questa parte di noi è così nuda, si sente così disarmata e fragile che teme la luce della consapevolezza più di ogni altra cosa. Non è libera dal giudizio di sé.  
A nudo - Autoritratto dell'autrice
Mettersi a nudo con sé stessi fa male perché dobbiamo fare i conti con ciò in cui ci identifichiamo. 
Mettersi a nudo è vedere le proprie miserie per ciò che sono, senza interpretazioni, giustificazioni, scuse. 
Significa guardarsi in maniera imparziale, come davanti a uno specchio in cui vengono sottolineate tutte le rughe che negavamo di avere, i difetti che più ci infastidivano e minimizzavamo. 

Ci vuole coraggio, ma nel coraggio è nascosta la parola magica: Cuore. Una volta che ci siamo visti davvero, spogliati delle scuse e delle illusioni, nella nostra inerme nudità più profonda, ecco che subentra l'Amore. Ci guardiamo con gli occhi dell'Amore che tutto guarisce. 

La ricompensa per l'essersi messi a nudo con sé stessi in modo spietato e lucido, è sempre l'Amore. Per il fatto di esserci e basta. Per essere ciò che siamo in tutte le sfumature. Per celebrare l'esperienza di un'anima nella materia, sempre un miracolo commovente.

venerdì 18 novembre 2016

La prigione è nella mente

Il tema della follia è molto presente nella musica, specie nel rock. Da Paranoid dei Black Sabbath a Lithium dei Nirvana (in cui Kurt Cobain cantava: Sono felice perché oggi ho trovato i miei amici, sono nella mia testa), dagli incubi di Infinite dreams degli Iron Maiden a Welcome home (Sanitarium) dei Metallica in cui si affronta proprio il tema dello psico-penitenziario di cui parla Salvatore Brizzi, il disturbo mentale è di grande ispirazione per i musicisti. Amy Winehouse in Rehab cantava di non voler andare in comunità di recupero per via dell'alcolismo, la dipendenza dalla droga e la tendenza all'autolesionismo. I Rolling Stones affrontano il tema della depressione nella famosa Paint it black, così come Avril Lavigne nella canzone Nobody's home.

Gli artisti in generale sono sempre stati sensibili alla tematica della malattia mentale essendo un po' più sganciati dall'addormentamento collettivo umano. 
Sbarre - Foto dell'autrice
L'artista è colui che continua a vedere il mondo con occhi diversi, non si accontenta, ma quando non ha gli strumenti per uscire dalla gabbia  mentale ecco che in qualche modo il tema lo deve affrontare, fosse anche solo dal di dentro, narrando come ci si sente. Già il fatto in sé di poter narrare il proprio disagio esistenziale significa che un po' ce ne stiamo distaccando, o non potremmo descriverlo.

Il mondo, lo sappiamo, non è come lo vediamo, è la nostra idea del mondo a crearlo, e se pensiamo di non avere libertà perché così ci è stato insegnato a casa, a scuola, nella nostra cultura, vivremo da prigionieri dei nostri limiti interiori.
Anche quando siamo convinti di essere liberi di scegliere non è così, se non siamo sganciati dalle reazioni automatiche e dal giudizio. La prigione mentale è una condizione che accomuna tutti. Almeno all'inizio, finché qualcuno non decide di evadere davvero. E comincia a cercare le chiavi della gabbia o la lima per segare le sbarre dentro di sé.

Ma spesso anche chi lavora su di sé cade in una trappola molto insidiosa: crede di essere qualcuno che ha dei problemi. Allora, conoscendo la Legge di Attrazione e sapendo di essere il creatore della propria realtà, si interroga su quale parte di sé deve ancora guarire per poter superare quel problema che lo affligge.
Ma è ancora un'illusione duale. 
In realtà non c'è nessun problema. Nessuno di noi ha dei problemi. Né i cosiddetti problemi hanno noi! 
Semplicemente, la vita è la trama su sui le cose accadono. Ma non accadono A NOI. A ME. A TE.
Accadono e basta. Se siamo identificati con qualcuno o qualcosa ecco che il fatto in questione viene percepito come un problema da risolvere. C'è ancora un giudizio di fondo. C'è ancora qualcuno - la mente duale - che giudica sbagliato, da rimuovere il problema. 

Finché pensiamo di essere qualcuno che ha un problema il manicomio resta affollato. 



venerdì 14 ottobre 2016

La sig.na Rottermeyer, ovvero l'Io giudicante

Quando intraprendi un percorso di Risveglio della Coscienza, per prima cosa impari ad osservarti. Ti osservi pensare, agire, parlare, osservi le emozioni, il dolore - anche fisico - osservi i meccanismi ricorrenti, i pensieri limitanti, il senso di dualità che ti fa sentire separato... 
Ma ben presto scopri che quell'Osservatore che stai sviluppando, se non è supportato dal cuore, se non è svincolato dal dialogo mentale che non fa che giudicarti, si trasforma in un subdolo Io giudicante.

Zavorra - Foto dell'autrice
All'inizio non è facile vedere quanto l'Osservatore non sia ancora distaccato, e quindi quanto sia ancora schiavo del giudizio che l'inconscio ha su noi stessi. 
Magari andiamo avanti anni a sentire questo Osservatore distorto dirci che non abbiamo mantenuto la centratura in una situazione difficile a livello emotivo, che abbiamo dimenticato di essere presenti varie volte in un giorno, che abbiamo dimenticato noi stessi parlando con qualcuno, che siamo ricaduti nei meccanismi dell'attaccamento a persone, emozioni o pensieri.

Quando un giorno ci rendiamo conto di questo, dobbiamo immediatamente fare un passo indietro e stare all'erta. Abbiamo beccato l'Io giudicante per ciò che è: un'istitutrice svizzera severa e intransigente come quella del famoso cartone animato Heidi, che pretende da noi la perfezione e non manca mai di sottolinearci con un sottile gusto sadico quanto siamo ancora imperfetti.

Swans - Foto dell'autrice
Solo quando facciamo questo passo indietro e riusciamo a vedere la spirale senza uscita in cui ci siamo cacciati possiamo agire nel modo più saggio: trasformare quell'Osservatore giudicante in un Osservatore neutrale.
A quel punto succede che dalla neutralità emerge un sentimento di cuore che ci fa comprendere, finalmente, che la nostra supposta imperfezione è proprio la nostra forza, perché è tutto piombo pronto per essere trasmutato in Oro!

Non c'è nulla di sbagliato nelle nostre ricadute, nella nostra incapacità di mantenere la Presenza costante. Fa parte del gioco della vita e del nostro unico e irripetibile percorso.
Quando comprendi questo nel profondo, ecco che il cuore si spalanca e smetti una volta per tutte di sentire la signorina Rottermeyer sbraitarti dentro. 
Vedi solo la tua Bellezza e perfezione intrinseca. 

martedì 12 aprile 2016

Quando lasci andare

Ci sono momenti in cui per qualche ragione siamo più disposti a lasciar andare la presa su pensieri, emozioni, persone e ricordi. E' come se scattasse qualcosa, grazie alla consapevolezza acquisita, che ci permette di mollare l'attaccamento a ciò che fino a poco prima non riuscivamo proprio a lasciar andare via da noi.
Un bel giorno siamo disposti a lasciare che sia, e sentiamo dentro a noi come un click, come un interruttore che ci apre alla vita e permette che ciò che non ci serve più se ne vada per la sua strada, quale essa sia.

Certe volte è molto doloroso, ma se siamo disposti a non cadere nella trappola del giusto o sbagliato, giudicando secondo un metro miope ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere, ecco che permettiamo alla vita di fare pulizia, di arieggiare i nostri antri polverosi e di fare un passo avanti verso la nostra libertà interiore.

Nuvole in blu e rosa - Foto dell'autrice
Di colpo sentiamo come una ventata di aria fresca emanare da dentro di noi per espandersi all'esterno ed ecco che percepiamo nettamente l'universo prendere strade nuove e venirci incontro. 
La struttura invisibile delle cose si mette in moto per asservire al nostro intento, come se aprissimo una serratura nascosta, ed ecco che si spalanca il Portale dei cambiamenti degli eventi perché stiamo accedendo a linee di vita nuove, più allineate con la nostra anima, e quindi più in accordo con il Piano del Venerabile Reggitore del nostro Sistema Solare.

In quei momenti non solo sentiamo davvero che esiste un mondo quantico in continuo movimento e che dai nostri pensieri dipende, ma anche quando il lasciar andare parte da un accadimento per noi doloroso, in fondo sentiamo un alleggerimento terapeutico. 
Ecco che abbiamo saputo mollare inutili fardelli e siamo diventati oltre che più liberi anche un poco più saggi.

martedì 5 maggio 2015

Rilassiamoci un po'!

Il rischio dell'osservarsi di continuo senza una vera apertura del Cuore porta a giudicarsi di continuo, a bacchettarsi per non esserci stati - cioè non essere stati presenti - in determinate occasioni, o per non essere riusciti a mantenere la calma, per esserci lamentati, eccetera.
Quindi, a volte il risultato è un irrigidirsi per il timore di lasciarsi andare non ricordandosi di sé, gesticolare, chiacchierare senza sosta, al posto dell'essere semplicemente vigile.


Sbarre - Foto dell'autrice
Osservarsi non è difficile, ma farlo nel non giudizio a volte pare un'impresa impossibile. Eppure, accorgersi di ciò è già guarigione, perché l'amore inespresso dentro di noi ci sta mostrando in cosa non ci stiamo ancora amando.
Confondiamo il non bacchettarci da soli con il lassismo. Pensiamo che se non siamo implacabili con noi stessi finiremo col lasciarci andare nel Lavoro su di sé fino metterlo in secondo piano o a passare sopra alle mancanze.

Ma senza l'Amore misericordioso verso quelle parti dormienti di noi ci stressiamo inutilmente, rischiamo di stancarci perché la rigidità alla fine pesa come un macigno. E la paura di essere giudicati come ancora troppo dimentichi di sé ci immobilizza invece che aiutarci ad avanzare fiduciosi nel mondo.

Le gabbie che cerchiamo di aprire cambiano veste ma sono sempre gabbie. Occhio, quindi, a non diventare le istitutrici svizzere di noi stessi!
Bacchettarci non è amarci. Essere inamovibili riguardo al nostro percorso di Risveglio e vigili non deve diventare un tribunale
Rocca - Foto dell'autrice
interno.


La stessa cosa vale per tutte le scelte di vita, dal diventare vegetariano allo scegliere la medicina alternativa a quella tradizionale. Se ti irrigidisci in una categoria e giudichi sbagliato ciò che fanno gli altri stai ancora dormendo, perché è sveglio chi ama e comprende, non chi condanna puntando il dito.

Amate i vostri nemici significa proprio "amate ciò che di voi non vi piace". Pregate per i vostri persecutori significa farlo per noi stessi, perché i giudici più implacabili siamo proprio noi!

mercoledì 4 febbraio 2015

La falsa accoglienza

Si sente parlare spesso di accoglienza, ma mai della qualità di essa, della sua spontaneità. 
Sia che si tratti di accogliere qualcosa nella nostra vita, oppure altri popoli sul nostro territorio, di sentimenti autentici ce ne sono davvero pochi. 


Carloforte - Foto dell'autrice
Si confonde un gesto che viene dall'anima da quello che viene dalla personalità e teme il giudizio. Se si accoglie qualcuno, ad esempio, per paura di essere giudicati razzisti se non lo facessimo, questa è ipocrisia.
Peggio ancora, quando si assumono costumi altrui per far sentire più a casa propria uno straniero. Questo è un uscire dal proprio centro, non si tratta più di semplice gentilezza spontanea e senza secondi fini, ma paura di non far sentire le persone accettate. 
Ma questa paura viene tradita proprio dallo sforzo di andare incontro all'altro solo per non essere giudicati in modo negativo.

La cosiddetta tolleranza, poi, è tutt'altro che accoglienza. Tollerare implica uno sforzo per sopportare un fastidio.

Stare nell'apertura senza giudizio è un altro pianeta. Anche per accogliere sentimenti nuovi, o difficili, ci vuole semplice apertura
Elefante - Foto dell'autrice
di cuore. Non puoi sforzarti di accogliere. E' come sforzarti di amare. Lo sforzo, in questo caso, implica finzione, resistenza.

Non c'è una formula per imparare ad accogliere, così come per imparare ad amare.

O ci riesci o no, ma in ogni caso è importante prendere atto del fatto che non provare un certo sentimento non significa che siamo incapaci di provarlo. Stando nel sentire e nell'osservazione, pian piano possiamo abbattere quelle resistenze tipiche del senso di separazione per entrare in un nuovo regno: l'amore incondizionato di cui l'accoglienza vera è fatta.

lunedì 17 novembre 2014

Da perdenti a Nuovi Eroi

Sono sempre i dubbi, la paura di non farcela, di non essere all'altezza a trasformare persone piene di potenzialità in perdenti.
Il perdente non è chi non vince o chi non cade mai, è chi non prova nemmeno. 
Paglione a sorpresa - Foto dell'autrice
Chi getta la spugna alla prima difficoltà, chi si scoraggia perché le sue aspettative sono state deluse o gli si chiede di fare uno sforzo che gli sembra troppo grande.
Chi ha paura di fare brutta figura, chi si giudica inadatto, chi si lamenta dando la colpa a cause esterne.

Ma ci sono due ingredienti magici che ci possono trasformare da perdenti in nuovi eroi: Entusiasmo e Coraggio.
L'entusiasmo ci porta a buttarci con fiducia, gioia e creatività nelle imprese che sentiamo attrarci in modo irresistibile. Il coraggio è il portare avanti queste cose anche se all'inizio fatichiamo o abbiamo paura. Coraggio è anche fregarsene di venire giudicati, di cadere, di farsi un po' male. Perché l'entusiasmo è più forte.


Tiro nei boschi - Ritratto dell'autrice
Amore ed entusiasmo sono due emozioni superiori che vanno a braccetto, sono le due facce della stessa medaglia.
Quando sentite la grinta emergere dopo aver affrontato le situazioni con entusiasmo e coraggio, ecco che davanti a voi si spalancano possibilità e doni inimmaginabili fino a poco prima.
Perché entusiasmo e coraggio vi aprono le porte delle possibilità quantiche, e l'amore che provate mentre fate ciò che vi entusiasma non può restare inosservato al Divino.
E' una preghiera di attuazione. E' un dire sì alla vita e ai doni divini.

Allora, ecco che il perdente che eravate prima diventa il Nuovo Eroe della situazione.
Diventate gli Eroi della vostra vita!

giovedì 24 luglio 2014

Sul pettegolezzo

In un mondo sempre più dominato dai mass media, il pettegolezzo - o gossip - è diventata una moda per intrattenere e divertire. 
Sembra qualcosa di innocente, qualcuno può addurre motivazioni di semplice scambio di informazioni tra amici e conoscenti. Ma non è così.
Foto dell'autrice

In realtà, il pettegolezzo si alimenta di negatività. Lo scambio di informazioni, per rimanere tale, deve restare neutrale, senza giudizi di nessun tipo. Nel gossip invece la critica, la presa in giro, l'immaginazione negativa sono i pilastri portanti.

Secondo la Legge di Attrazione, tutto ciò che inviamo all'esterno in qualche modo ritorna, e con la stessa energia. Quindi, se sparliamo o sfottiamo qualcuno, di sicuro quelle due pratiche ci verranno rese con la stessa moneta.

Inoltre, il giudizio, in generale, crea una certa chiusura del Cuore, in quanto non ci permette di vedere la Bellezza di qualsiasi persona o situazione al di là dell'apparenza e della nostra visione personale.
Il giudizio crea un blocco energetico che ci chiude alle possibilità infinite intorno a noi. 
Il giudizio è una porta che si chiude.
Foto dell'autrice


Ora che è tempo di relax in spiaggia, tra le file di sdraio fioriranno come al solito riviste di gossip quale unico triste intrattenimento di tante donne - e non solo. 
Invece di alzare gli occhi alla Bellezza circostante, si preferisce rovistare curiose e ossessive nelle vite altrui, andare a cercare lo scandalo - o presunto tale.
A cosa vi serve?

Buttate via quelle inutili pubblicazioni. 
Alzate gli occhi verso il bello del creato, usate l'immaginazione positiva, fate cose costruttive e non giudicate.
Vivete, invece di ficcarvi nelle vite altrui.
Aprite il cuore alla Bellezza. 

martedì 17 giugno 2014

Tenere un diario alchemico

Si parla spesso di osservazione senza giudizio per trasmutare le emozioni negative, ma soprattutto per conoscerci, per capire bene come funzioniamo.

Se non capiamo come siamo fatti non sapremo quali tasti toccare per porre quei cambiamenti necessari sulla via della serenità interiore, dell'equilibrio.

Una cosa fondamentale da fare, come sforzo quotidiano, è tenere un diario. 
Ma non un diario qualunque, in cui sfogare le nostre frustrazioni o scrivere dei nostri sogni ad occhi aperti.
Un diario in cui mettiamo per iscritto, senza giudizio e con la massima sincerità e lealtà verso noi stessi, tutto ciò che si muove dentro e fuori di noi.
Metaforicamente, un diario alchemico.
Foto dell'autrice

Non ha importanza interpretare il perché delle cose che ci accadono in un'ottica di risveglio interiore. Il diario non serve ad interpretare gli eventi, solo ad osservare.

Registrare con la massima cura tutte le emozioni e gli accadimenti della giornata appena trascorsa. Cosa ha fatto il corpo mentale in una data situazione, e il corpo emotivo, e quello fisico.

Siete andati in Posta e due persone litigavano insultandosi pesantemente per una supposta scortesia o sopruso di uno dei due. 
Come vi siete sentiti? Impauriti? Infastiditi? Volevate uscire fuori dall'ufficio? Avete provato antipatia per uno dei due o per entrambi?

E' probabile che fissando quotidianamente le reazioni dei vostri tre corpi, a lungo andare scoprirete che i litigi di cui vi trovate ad essere testimoni vi fanno reagire nello stesso modo. Magari con la voglia di fuggire.

Scoprirete che a un dato atteggiamento da parte di un parente avete sempre la stessa voglia di prenderlo a schiaffi… E così via...

Questi sono schemi che, se non li fissate prima con l'osservazione e poi sul diario, non riuscite davvero a capire quanto siano reazioni meccaniche e sempre uguali.

Ma se finalmente un giorno capite che al cugino reagite così, alla mamma cosà, al figlio invece in quest'altro modo e alla vicina di casa in un altro, potrete conoscervi sul serio.
Senza giudizio. Senza interpretazioni.
Io funziono così. Punto.

Non ha senso sentirsi in colpa. 
E' fondamentale prendere atto delle cose così come sono:
Pinko Pallo mi sta sul culo! Ok. Preso atto della cosa.
Non sopporto Caio perché mi infastidisce la sua ignoranza. Ok. Registrato.
Foto dell'autrice

(Anche se sapete che è sempre la Legge dello Specchio che sta agendo su di voi, non importa che lo scriviate anche nel diario.)

Una volta preso atto di questo, in assenza di giudizio succede un miracolo: l'accettazione. 
E con l'accettazione, cambiate.
Perché sapete già come reagirete in una determinata situazione e alla fine, sapete che succede?
Che smetterete di reagire sempre nello stesso modo.
Perché sarete consapevoli.

Come dicono i Maestri, accendendo la luce (dell'osservazione) il buio, come è ovvio, scompare.


mercoledì 12 febbraio 2014

Il luogo comune Animali vs Uomo

C'è un luogo comune che serpeggia tra gli umani amanti degli animali, una trappola in cui siamo caduti tutti, nessuno escluso.
Pensare che gli animali siano meglio degli uomini.

La prima reazione a questa lettura, lo so già, sarà snocciolare il perché un animale è meglio.

1) L'animale è se stesso
2) Non ti tradirebbe mai, specie i cani
3) Non si lamenta
4) Ti ama incondizionatamente
Foto dell'autrice
5) Non parla a vanvera e non ti manda affanculo come un figlio adolescente
6) Ha bisogni primari e non richieste assurde piene di aspettative come un partner
7) E' un essere indifeso in un mondo pieno di pericoli, specie di umani crudeli con gli animali

Ma se conosciamo la meravigliosa Legge dello Specchio, tutto ciò che amiamo in qualcuno rispecchia una qualità della nostra anima - qualcosa che in potenziale c'è già dentro di noi - se no, non la vedremmo. 
La stessa cosa vale per ciò che detestiamo.

Se detestiamo la falsità, la meschinità, le lamentele, le aspettative, l'egoismo e la mancanza di amore e compassione degli umani verso le creature indifese, anche quella parte è nostra!

Pensiamo che gli umani siano essere abietti perché questo è un giudizio che abbiamo sviluppato. 
Guardiamo il mondo attraverso gli occhi del giudizio e non con gli occhi di Dio.

Tutto esiste per essere sperimentato, osservato, accettato e poi amato.
Se non accetti queste qualità nell'essere umano non vedi che sono aspetti necessari della personalità, perché non può esistere, nella materia, il giorno senza la notte, l'alto senza il basso.


Foto dell'autrice
Gli animali sono creature meravigliose e io li adoro, amo i  miei due cani come fossero figli miei. 
Ma ho compreso che a noi umani è stata data l'opportunità unica a livello animino di sperimentare la vita con un corpo e una mente umana per imparare a vedere.
A farci delle domande, a fare un lavoro su di noi per scoprire che tutto è come deve essere.

Finché non amiamo gli esseri umani non amiamo noi stessi, e se non amiamo noi stessi non capiamo la nostra natura divina.
Ovviamente, anche gli animali sono divini, ma sono gli altri esseri umani lo Specchio più crudo e spietato in cui guardarci. 




martedì 26 novembre 2013

Essere consci del proprio valore

Ogni volta che permettiamo che qualcuno ci sminuisca, stiamo dicendo a noi stessi che ce lo meritiamo perché quell'opinione su di noi è vera. Ma anche reagire d'impulso perché ci sentiamo feriti è l'altra faccia della stessa medaglia.
Foto dell'autrice

Qualche anno fa, stavo giocando con mia figlia alle macchinine, quando lei, mostrandomi i vari modelli, disse: Ecco, la Ferrari sono io, la Porsche la mia migliore amica, e questo sei tu.
Mi stava indicando un camioncino anni '20.

Io le dissi: Perché dovrei essere un vecchio camioncino, io mi sento una Porsche! Tieniti pure la Ferrari per te, ma ricordati che io sono una Porsche!

Perfettamente conscia del gioco di identificazioni, infatti si stava giocando, volevo farle capire una cosa. 
Che nessuno può farci sentire meno di ciò che sentiamo di essere.
Se permettiamo a quel qualcuno di farci sentire un ferro vecchio, è perché inconsciamente pensiamo di non valere abbastanza.

Foto dell'autrice
Tutti noi siamo splendide creature, magari un po' ammaccate dalla vita, ma tutti abbiamo il nostro valore inestimabile.
Finché non ci diamo da soli quel valore, non riusciremo a uscire dal tunnel della paura del giudizio e della non accettazione da parte degli altri.
Ma chi sono gli altri?
Non c'è nessuno là fuori.
Noi creiamo il nostro mondo.

Allora cominciate a far rombare i motori, splendide Ferrari e Porsche!


martedì 22 ottobre 2013

Vedere gli altri davvero

Invece di camminare per strada immersi nei vostri pensieri negativi pieni di lamentele e giudizi, zigzagando tra persone che vi paiono scortesi, antipatiche o rincoglionite, provate a VEDERLE davvero.

Autoritratto dell'autrice
Provate a far tacere giudizi e dialogo mentale. Lasciate perdere la negatività. 
Camminate e basta, sentendo i vostri passi e il vostro respiro.
Guardate il mondo con gli occhi di un bambino.
Guardate il cielo, non importa se c'è o non c'è il sole. Cavolo, lassù c'è un cielo infinito!
Guardate gli oggetti intorno a voi. Le piante, gli animali. Quanta vita, quanto movimento c'è nello spazio attorno a voi!
Ascoltate i rumori, annusate gli odori, anche quelli sgradevoli. Ragazzi, questa è vita!

Ora, guardate le persone. Sono come voi.
Hanno un cuore, un respiro, un'energia. Una mente.
Stanno vivendo il loro sogno di forma. Esattamente come voi.
Vi sono parse tristi e antipatiche perché erano il vostro specchio.
E' probabile che anche loro abbiano pensato le stesse cose di voi.

Foto dell'autrice
Ma guardatele davvero. Cercate di percepire la loro energia. Ciò che emanano. Al di là dell'aspetto, dell'espressione facciale, del modo di camminare e comportarsi, sono ESSERI.

Non sono persone. Nessuno di noi lo è. 
Siamo ESSERI che vivono il proprio sogno di forma.
Quando riuscirete a percepire la vera compassione, per loro e per voi, sarete davvero svegli.

La vera compassione è comprendere che siamo forme mortali che nascondono esseri di luce. 
Ora riuscite a sentirli?

mercoledì 18 settembre 2013

L'esercizio del lasciar essere

Un esercizio molto liberatorio che consiglio a tutti di fare:

Il lasciar essere.

Mentre sedete in attesa, magari in posta, o state viaggiando sul bus o in treno, invece di affannarvi a fare qualcosa per ingannare il tempo, sedete quieti. 
Foto dell'autrice 
Ascoltate ciò che avete attorno, le voci, i rumori, ma ponete anche attenzione agli odori che vi circondano, e alle sensazioni che vengono da voi. 
Lasciate essere ciò che è, ciò che accade attorno a voi ma anche dentro di voi.

Se qualcuno fa o dice qualcosa che vi irrita, che vi farebbe reagire con un giudizio o con un moto di stizza, lasciate stare. 
Lasciate che ciò che accade accada, e lasciate stare i giudizi. Sforzatevi di osservare stando nella quiete. 

Siate semplici spettatori.

Pian piano, riuscirete a fare questo esercizio anche quando siete in conflitto con qualcuno. Scoprirete che reagire al conflitto non sarà poi così automatico e che riuscirete a lasciar essere quell'energia che si addensa senza trasformarla in lotta.

Questo alleggerirà moltissimo la vostra energia, e di conseguenza la vostra vita.