Anni fa mi è capitato di incontrare un sedicente omeopata per via di un problema di salute. Siccome il problema per lui era riconducibile all'alimentazione - avevo un'intolleranza al lattosio - cominciammo a parlare di cibo e di come la sua energia viene immagazzinata e trasformata dal nostro corpo.
A un tratto mi raccontò pieno di ammirazione di una donna - citò anche il nome pensando la conoscessi, ma non ne avevo mai sentito parlare e francamente non lo ricordo - che aveva vissuto per anni nutrendosi di sola luce solare. Aveva un tetto di vetro da cui poter assorbire quell'unico nutrimento spirituale, mi disse l'omeopata.
Io rimasi perplessa, e a parte il mio scetticismo immediato, mi chiesi perché mai un essere umano, per quanto abbia tendenze mistiche, dovrebbe rinunciare a qualcosa di così naturale. E poi, che dire del sapore? Insomma, ci è stato dato un corpo fisico per goderne, i mistici orientali dicono che comunque il corpo è un tempio e va onorato.
Certo, ci sono anche i santoni che si mortificano pensando che il corpo è l'origine di tutti i mali in quanto prova piaceri e dolori che ci distolgono dalla contemplazione di Dio.
Non sono d'accordo. Abbiamo tutto il tempo di nutrirci di luce divina quando saremo nell'aldilà, ma finché siamo qui godiamo di ciò che madre Natura ci offre! Siamo qui per onorare i suoi doni.
Ho il dubbio che certi mistici pecchino un po' di presunzione.
A me la vita ha insegnato l'umiltà di accettare ciò che c'è.
Pretendere di nutrirsi di sola luce a me pare un rifiuto della materialità del corpo.
Mi viene in mente, scrivendo, che pochi giorni fa ho letto la notizia di una donna che diceva di nutrirsi anche lei di luce divina, ed è morta facendo meditazione. Di stenti.
Sapete che vi dico? Che mi è venuta fame. Vado a farmi uno spuntino.
venerdì 7 dicembre 2012
giovedì 6 dicembre 2012
Ritorno alla terra: il futuro dell'umanità?
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| Foto dell'autrice |
Su internet si leggono sempre più spesso articoli sulla permacultura, un tipo di agricoltura permanente (da qui la parola) in perfetto equilibrio con l'ecosistema.
Ma anche tra chi non ha la possibilità o l'ardimento di cambiare vita in modo radicale scegliendo la campagna, il prurito green è sempre più dilagante. Ecco che ci si inventa un angolino per coltivare piccoli ortaggi ed erbe aromatiche sul balcone, le librerie espongono sempre più manuali sull'argomento agricoltura bio, e anche su Youtube sono ormai innumerevoli i video dedicati.
La mia sorella d'anima Cinzia ha ascoltato il richiamo impellente della terra realizzando un magnifico orto nel giardino della suocera, passando ore a curare religiosamente le sue piantine, e intessendo una fitta rete di contatti su internet e poi anche tra le amicizie, per imparare e applicare le tecniche, ma soprattutto per condividere anche a livello umano le conoscenze, gli antichi segreti dei contadini che rischiavano di andare perduti, finendo per realizzare quasi un orto condiviso. Il suo spazio verde è spesso un gioioso viavai di amici che vengono a portare il loro contributo con semi, libri tecnici, attrezzature, ma soprattutto amore per la Causa.
Cinzia mi ha raccontato un giorno, da appassionata di astrologia, che dal 2009 c'è un passaggio di Plutone in Capricorno, che durerà fino al 2022. E' un passaggio epocale di energie ctonie, cioè della terra, di profonda trasformazione di coscienza collettiva. Plutone è per la tradizione il dio degli Inferi, Ade per i greci, e nell'antichità era celebrato anche come divinità che dal grembo buio della terra portava abbondanza nelle messi, tanto da essere celebrato con riti orgiastici.
Il passaggio di questo pianeta generazionale, lento e profondamente trasformatore - a volte in modo brutale, vedi l'attuale crisi economica globale - in Capricorno, porta le persone al desiderio di concretezza, realizzazione materiale attraverso la terra. Non più il velleitario denaro ma un più soddisfacente e naturale riavvicinamento al suolo da cui tutto nasce e si trasforma.
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| Cinzia al lavoro nel suo orto - foto dell'autrice |
Spesso, nei giorni caldi, ci siamo sedute sull'erba umida - purtroppo infestata di ferocissime zanzare! - a parlare di questo e tanto altro con un filo di paglia tra le mani e le unghie sporche di terriccio, la cavagna (termine piemontese per paniere) piena di carotine contorte ma dal sapore eccezionale, fiori di zucchine teneri e pomodorini dolcissimi, caldi di sole.
In quei momenti il desiderio di avere anch'io un mio spazio nel verde, una casetta tra gli alberi da frutto sotto cui sostare all'ombra e tanta erba sui camminare a piedi nudi, un posticino silenzioso dove ricevere all'aperto e sgranocchiare la frutta appena colta era così forte da stringermi il cuore.
Avrei voluto correre per agenzie immobiliari a cercare la casa dei sogni. Ma poi ho capito che questa cosa deve ancora maturare in me e quando sarò davvero pronta quello spazio verde si materializzerà, senza sforzo.
Qualcuno recentemente ha detto che è inevitabile che il futuro dell'umanità sia un ritorno all'agricoltura, ma bio. Dato che nel dilagare del cemento e delle megalopoli lo spazio per coltivare cibo per tutti è sempre più esiguo, verrà un momento in cui torneremo a comprendere fino in fondo che la Terra è la nostra madre e che se la Terra muore l'umanità morirà con lei.
(Dedicato a Cinzia nel giorno del suo compleanno)
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mercoledì 5 dicembre 2012
Il rito ancestrale della condivisione del pane
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| Rito della condivisione del pane - foto dell'autrice |
Dal Neolitico, quindi dalla scoperta dell'agricoltura e di conseguenza della trasformazione dei cereali in farina, il pane resta per moltissime culture nel mondo un alimento base, sia che sia cotto in forno o sulle braci, con o senza sale, lievitato oppure no.
Talmente fondamentale da essere proverbiale, come nell'espressione guadagnarsi il pane.
Mi è capitato di assistere a un rituale sciamanico di condivisione del pane cui partecipavano sciamane di diverse provenienze. Il semplice sedere in cerchio su un grande tappeto kilim sull'erba, all'ombra di un albero, con le fronde che sussurravano al vento, il silenzio rispettoso dei partecipanti, tutto contribuiva a rendere quel momento indimenticabile e ricco di significato. E il pane, una grossa pagnotta lievitata che tutti abbiamo aiutato a spezzare con le mani, pareva avere un sapore mai assaggiato prima. Più intenso, più fragrante. Sembrava persino più nutriente, e forse lo era davvero, per il semplice fatto che lo mangiavamo con una consapevolezza nuova. Non era semplice cibo per riempire un languore, era nutrimento spirituale. Era stare insieme in quel momento sacro di silenzio.
Chi prende la comunione in chiesa forse lo vive più spesso, ma sono anche in molti a prenderlo come un momento scontato.
Io sono più attratta dai rituali cosiddetti pagani - dal latino pagus, ovvero campagna, natura. Star sotto un albero in un giorno tiepido di primavera sull'erba profumata a condividere del cibo così ancestrale è quel qualcosa che ti riconcilia con la vita, che spazza via la malinconia e il chiacchiericcio della mente. Per lo meno, per me è così.
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| Farina benedetta dalla sciamana - foto dell'autrice |
Molte volte mi sono seduta con la mia sorella d'anima su un prato in campagna al termine di una passeggiata, un cracker da sgranocchiare insieme, o un mandarino, o una mela selvatica appena colta da un albero contorto lasciato a se stesso. Un libro di cui parlare, leggendone dei brani a voce alta, una confidenza tra amiche intime, oppure il semplice rimanere in silenzio a udire il fruscio del mondo meccanico laggiù, sentendo la carezza tiepida del sole sul viso.
In sostanza, nessuno di noi è immune al fascino archetipico della condivisione, ma è indubbio che ci siano modi che riconciliano con la Bellezza.
martedì 4 dicembre 2012
Esercitando l'accoglienza attraverso il cibo
Da quando mondo è mondo la condivisione del cibo è il fondamentale collante affettivo tra le persone. Non esiste forse popolo e cultura per i quali l'ospite non sia sacro.
Ma nel nostro mondo frenetico spesso il cibo è vissuto come un veloce pasto ingollato distrattamente solo per sfamarci, e il tempo da dedicare alla sua preparazione è diminuito al punto che anche quando ne abbiamo ci convinciamo di non averne. Preferiamo comprare cibi preconfezionati, anche quelli più semplici e veloci da preparare, come l'insalata.
A volte non dedicarsi alla preparazione del cibo può essere un moto di ribellione verso quella che vediamo come un'imposizione culturale e un dovere famigliare. Ci sono cascata anch'io, anni fa.
Con il tempo, coltivando la mia interiorità, comprendendo che il tempo lo possiamo trovare sempre per fare le cose - basta calmarsi e lavorare per priorità - di colpo ho riscoperto il piacere della preparazione dei pasti. Uno stimolo forte per me è sempre andare a comprare al mercato. Girando tra i banchi dei contadini, tra i colori e gli odori della verdura e della frutta, non vedo l'ora di tornare a casa per trasformarli in piatti deliziosi. Allora il tagliare a tocchetti sul tagliere, il rumore del cibo che sfrigola o sobbolle in padella, tutto diventa una sinfonia.
Un tempo temevo di trovarmi gente a cena senza riuscire a preparare tutto il necessario per mancanza di organizzazione, temendo di sbagliare e bruciare qualcosa, e invidiavo un po' chi riusciva ad essere accogliente e ricevere con gioia, senza ansia da prestazione.
Ma nel momento in cui sono cambiata e sono entrata in sintonia con me stessa, senza identificarmi in ruoli di nessun tipo, e senza più paura - semplicemente accettando i miei limiti in cucina e concentrandomi sui pregi - ecco che un giorno mi sono trovata di punto in bianco ad aver voglia di mettere le mani nella pasta e preparare una focaccia, e poi una torta, superando la mia errata convinzione di essere negata per cucinare i dolci.
Fino a poco tempo prima, se dovevo partecipare a una cena portavo il vino... Proprio per non essere costretta a cucinare!
Ora invece comprendo l'importanza rituale della condivisione, del preparare qualcosa con amore per offrirne al gruppo. Così, quando c'è una cena, almeno metà della giornata è dedicata con calma alla creatività culinaria, musica in sottofondo e profumi speziati nell'aria.
Un giorno, a pranzo, ho ricevuto la telefonata inaspettata di un amico che non vedevo da anni. Stavo cucinando la peperonata, uno dei miei piatti migliori, l'amico mi disse che era dalle mie parti e che voleva salutarmi offrendomi un caffè. Gli dissi di venire a pranzo. Quando misi giù il telefono mi resi conto che la cosa non mi metteva nessuna ansia, ero davvero felice di riceverlo.
Quel giorno seppi di essere davvero cambiata. Non mi ero nemmeno sforzata di essere più accogliente, non avrebbe funzionato. Lo ero diventata.
Stavo davvero aprendomi, dopo aver ritrovato il mio centro.
Ma nel nostro mondo frenetico spesso il cibo è vissuto come un veloce pasto ingollato distrattamente solo per sfamarci, e il tempo da dedicare alla sua preparazione è diminuito al punto che anche quando ne abbiamo ci convinciamo di non averne. Preferiamo comprare cibi preconfezionati, anche quelli più semplici e veloci da preparare, come l'insalata.
A volte non dedicarsi alla preparazione del cibo può essere un moto di ribellione verso quella che vediamo come un'imposizione culturale e un dovere famigliare. Ci sono cascata anch'io, anni fa.
Con il tempo, coltivando la mia interiorità, comprendendo che il tempo lo possiamo trovare sempre per fare le cose - basta calmarsi e lavorare per priorità - di colpo ho riscoperto il piacere della preparazione dei pasti. Uno stimolo forte per me è sempre andare a comprare al mercato. Girando tra i banchi dei contadini, tra i colori e gli odori della verdura e della frutta, non vedo l'ora di tornare a casa per trasformarli in piatti deliziosi. Allora il tagliare a tocchetti sul tagliere, il rumore del cibo che sfrigola o sobbolle in padella, tutto diventa una sinfonia.
Un tempo temevo di trovarmi gente a cena senza riuscire a preparare tutto il necessario per mancanza di organizzazione, temendo di sbagliare e bruciare qualcosa, e invidiavo un po' chi riusciva ad essere accogliente e ricevere con gioia, senza ansia da prestazione.
| Focaccia alle cipolle - foto dell'autrice |
Fino a poco tempo prima, se dovevo partecipare a una cena portavo il vino... Proprio per non essere costretta a cucinare!
Ora invece comprendo l'importanza rituale della condivisione, del preparare qualcosa con amore per offrirne al gruppo. Così, quando c'è una cena, almeno metà della giornata è dedicata con calma alla creatività culinaria, musica in sottofondo e profumi speziati nell'aria.
| Torta di mele alla cannella - foto dell'autrice |
Quel giorno seppi di essere davvero cambiata. Non mi ero nemmeno sforzata di essere più accogliente, non avrebbe funzionato. Lo ero diventata.
Stavo davvero aprendomi, dopo aver ritrovato il mio centro.
lunedì 3 dicembre 2012
Tornare nell'utero
L'anno scorso ho avuto l'occasione di sperimentare la cromoterapia. Durante le sedute mi venivano applicati fasci di luce colorata in diversi punti del corpo per rimuovere blocchi emotivi e tensioni. I punti sono quelli dell'agopuntura.
A volte, durante il trattamento, ho sentito cerchi concentrici di energia inondarmi a partire dal ventre, per espandersi a tutto il corpo, altre volte sentivo dolore in alcuni punti trattati, e ogni volta rimanevo stupita dell'efficacia immediata di questa terapia. Forse sarò io più sensibile, ma un giorno, dopo aver saputo che secondo le mie risposte fisiche io soffrivo di un trauma prenatale, la cromoterapista mi disse che avrebbe cercato di rimuovere il blocco che ne derivava.
Mentre mi trattava con i punti luce, a occhi chiusi ricordai le sensazioni intrauterine, la luce rossastra, il liquido amniotico che mi circondava, il calore, la calma silenziosa di quella tana. Quando riaprii gli occhi e glielo dissi ne fu molto colpita. Quasi nessuno riesce a ricordare la permanenza nell'utero materno. Quel giorno andai vai dal suo studio con la sensazione di aver fatto un bellissimo viaggio a ritroso per riconciliarmi con le mie origini, ero in pace.
Mesi dopo, mi trovavo a Saturnia, un magnifico luogo termale naturale con cascate sulfuree dentro piccolo vasche che scendono a valle come una scalinata monumentale. L'acqua è calda, bianco latte, e forma docce scroscianti in cui restare a farsi massaggiare da essa anche per ore. Mentre restavo a occhi chiusi a godermi quella sensazione benefica, sentii la necessità di inventarmi un rituale di rinascita. Cercai una vasca accogliente e un po' isolata, mi rannicchiai sul fondo in apnea e dissi a me stessa, in tono solenne:
"Oggi rinasco a nuova vita, oggi rinasco guarita, oggi rinasco me stessa".
Quando emersi dall'acqua sentii che quello zolfo odoroso non stava purificando solo la pelle.
A volte, durante il trattamento, ho sentito cerchi concentrici di energia inondarmi a partire dal ventre, per espandersi a tutto il corpo, altre volte sentivo dolore in alcuni punti trattati, e ogni volta rimanevo stupita dell'efficacia immediata di questa terapia. Forse sarò io più sensibile, ma un giorno, dopo aver saputo che secondo le mie risposte fisiche io soffrivo di un trauma prenatale, la cromoterapista mi disse che avrebbe cercato di rimuovere il blocco che ne derivava.
Mentre mi trattava con i punti luce, a occhi chiusi ricordai le sensazioni intrauterine, la luce rossastra, il liquido amniotico che mi circondava, il calore, la calma silenziosa di quella tana. Quando riaprii gli occhi e glielo dissi ne fu molto colpita. Quasi nessuno riesce a ricordare la permanenza nell'utero materno. Quel giorno andai vai dal suo studio con la sensazione di aver fatto un bellissimo viaggio a ritroso per riconciliarmi con le mie origini, ero in pace.
Mesi dopo, mi trovavo a Saturnia, un magnifico luogo termale naturale con cascate sulfuree dentro piccolo vasche che scendono a valle come una scalinata monumentale. L'acqua è calda, bianco latte, e forma docce scroscianti in cui restare a farsi massaggiare da essa anche per ore. Mentre restavo a occhi chiusi a godermi quella sensazione benefica, sentii la necessità di inventarmi un rituale di rinascita. Cercai una vasca accogliente e un po' isolata, mi rannicchiai sul fondo in apnea e dissi a me stessa, in tono solenne:
| Foto dell'autrice |
Quando emersi dall'acqua sentii che quello zolfo odoroso non stava purificando solo la pelle.
domenica 2 dicembre 2012
Resistere al desiderio di approvazione - da un testo di Salvatore Brizzi
Qualche tempo fa ho ricevuto in regalo un piccolo libro di Salvatore Brizzi "Risvegliare la macchina biologica per utilizzarla come strumento magico", Antipodi Edizioni.
Arrivata a pagina 30 ecco che il mio ego si è imbattuto in qualcosa che lo ha fatto sussultare mettendolo in crisi:
Tutte le volte che non cediamo al desiderio di essere approvati, di apparire originali, amorevoli, furbi o spiritosi di fronte agli altri, allora stiamo accumulando un'indicibile Forza dentro di noi. (...)
Cedere al consenso ci "scarica" e ci indebolisce, mentre resistere a questo desiderio ci "carica". (...)
Paradossalmente, più vogliamo metterci in mostra per essere accettati e ricevere approvazione, (...) meno ci riusciamo, perché proprio attraverso questo tentativo di essere accettati perdiamo Magnetismo.
Cavolo, Facebook mi sta rovinando, ho pensato.
In effetti, sedendomi a riflettere, mi sono resa conto di quanto i social network, da strumenti potenzialmente magici per diffondere notizie e condividere opinioni, spesso si trasformino più che altro in templi dell'ego smisurato.
Pubblichi una cosa che ti preme far sapere al mondo e se nessuno commenta ecco che un po' ci rimani male, se qualcuno clicca mi piace invece gongoli come una scema...
E un moto di frustrazione comincia a bussarti da qualche parte, sai che in quelle parole c'è una grande saggezza, ma il piccolo ego bambino che vuole sentirsi apprezzato e coccolato da tutti alla fine riesce sempre a spuntarla.
E lì cominciano i giudizi e le classificazioni su noi stessi, altrettanto deleteri. Ecco, sono una scema, sempre a dire la mia, sempre a intervenire, sempre a fare la battuta per sdrammatizzare, uffa, non mi sopporto da sola...
Poi vado allo specchio, mi guardo e sorrido scuotendo la testa. Ti voglio bene lo stesso, anche se fai la scema, mi dico. Che ci posso fare? Anche questo ego fa parte del mio essere, a pazienza se a volte vorrei essere più silenziosa e magnetica.
Anche perché poi, magari, quella donna silenziosa che rimane in disparte con l'aria di saperla lunga non sarà un'altra maschera?
Arrivata a pagina 30 ecco che il mio ego si è imbattuto in qualcosa che lo ha fatto sussultare mettendolo in crisi:
Tutte le volte che non cediamo al desiderio di essere approvati, di apparire originali, amorevoli, furbi o spiritosi di fronte agli altri, allora stiamo accumulando un'indicibile Forza dentro di noi. (...)
Cedere al consenso ci "scarica" e ci indebolisce, mentre resistere a questo desiderio ci "carica". (...)
| Foto dell'autrice |
Cavolo, Facebook mi sta rovinando, ho pensato.
In effetti, sedendomi a riflettere, mi sono resa conto di quanto i social network, da strumenti potenzialmente magici per diffondere notizie e condividere opinioni, spesso si trasformino più che altro in templi dell'ego smisurato.
Pubblichi una cosa che ti preme far sapere al mondo e se nessuno commenta ecco che un po' ci rimani male, se qualcuno clicca mi piace invece gongoli come una scema...
E un moto di frustrazione comincia a bussarti da qualche parte, sai che in quelle parole c'è una grande saggezza, ma il piccolo ego bambino che vuole sentirsi apprezzato e coccolato da tutti alla fine riesce sempre a spuntarla.
E lì cominciano i giudizi e le classificazioni su noi stessi, altrettanto deleteri. Ecco, sono una scema, sempre a dire la mia, sempre a intervenire, sempre a fare la battuta per sdrammatizzare, uffa, non mi sopporto da sola...
Poi vado allo specchio, mi guardo e sorrido scuotendo la testa. Ti voglio bene lo stesso, anche se fai la scema, mi dico. Che ci posso fare? Anche questo ego fa parte del mio essere, a pazienza se a volte vorrei essere più silenziosa e magnetica.
Anche perché poi, magari, quella donna silenziosa che rimane in disparte con l'aria di saperla lunga non sarà un'altra maschera?
sabato 1 dicembre 2012
Appoggiarsi nel corpo per sganciare la mente - una lezione di Alberto Chiara
Ieri sera ho assistito alla presentazione di un corso di meditazione tenuto da Alberto Chiara, autore del libro "Il potere segreto del cuore" (Hermes Edizioni), esperto di tradizioni esoteriche e Riti Tibetani.
Questo tipo di meditazione si differenzia da quella cui siamo abituati in genere perché non è un esercizio da fare, per esempio, un'ora la giorno, ma per pochi minuti o secondi ogni ora, per permettere al corpo di rilassarsi - o come preferisce dire Alberto Chiara - appoggiarsi.
Questo, spiega, è l'unico modo per evitare di essere assediati dalla mente, l'unica creatrice delle sofferenze, perché è il corpo a reagire sempre alle emozioni, irrigidendosi e contraendo gli organi interni. Cosa che può, alla lunga, farci ammalare.
Se il corpo è rilassato, le immagini prodotte dalla mente, le sofferenze, i traumi passati, diventano solo come semplici proiezioni su un muro. Non hanno consistenza, nessun potere su di noi.
Questa tecnica, se applicata regolarmente, induce il corpo a rilassarsi sempre più, cancellando le memorie passate, guarendo quello che Eckhart Tolle definisce il corpo di dolore.
Cito Tolle perché anche lui parla spesso di appoggiare l'attenzione nel corpo, la nostra vera essenza è lì, nel pulsare della vita, nel profondo, nel Qui e Ora, senza identificazioni.
Stessa cosa dice Salvatore Brizzi nel suo libro "Risvegliare la macchina biologica per utilizzarla come strumento magico". Non è l'anima a doversi svegliare, dice Brizzi, è già sveglia. E' il corpo che dorme a causa della nostra inconsapevolezza.
Secondo quando spiegato da Alberto Chiara, andando a cancellare le memorie passate attraverso il rilassamento del corpo, che impedisce alla mente di ricreare le emozioni legate a eventi passati - che magari ancora ci influenzano - si cambia il nostro presente e, di conseguenza, il nostro futuro.
Oggi noi siamo il risultato delle nostre memorie, e più passa il tempo, più è difficile sbarazzarsi delle nostre convinzioni autolimitanti.
E qui ho pensato ai libri di Joe Vitale. La chiave è sempre nelle convinzioni inconsce che ci impediscono di realizzare i nostri desideri, la nostra missione.
Mentre ascoltavo il tono calmo con cui Alberto raccontava delle nostre emozioni, mi sono resa conto che nel mio piccolo lo sto già sperimentando da un po' di tempo. Quando sono nervosa e turbata mi fermo e mi metto immediatamente a fare meditazione. Tornando poi alle mie attività, nulla delle vecchie emozioni pare riuscire più ad agganciarsi, almeno fino a che l'effetto della meditazione dura sul corpo.
E' una sensazione di benessere diffuso, che pare l'effetto di un farmaco tranquillante. Torna la gioia fine a se stessa, non c'è nulla che possa turbarmi, i pensieri passano senza lasciare tracce emotive.
E' per questo, dice Alberto, che è necessario appoggiare l'attenzione sul corpo più volte nell'arco della giornata. La mente farà resistenza all'inizio, ma alla fine, quando il corpo si abitua al rilassamento, ecco che le emozioni non ci condizionano più la vita.
Mi sono trovata a pensare a una frase di Neville Goddard che mi sono scritta tempo fa e che è diventata uno dei miei motti preferiti: "Cambiare emozione equivale a cambiare il destino".
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| Il chiacchiericcio della mente - Foto dell'autrice. |
Questo, spiega, è l'unico modo per evitare di essere assediati dalla mente, l'unica creatrice delle sofferenze, perché è il corpo a reagire sempre alle emozioni, irrigidendosi e contraendo gli organi interni. Cosa che può, alla lunga, farci ammalare.
Se il corpo è rilassato, le immagini prodotte dalla mente, le sofferenze, i traumi passati, diventano solo come semplici proiezioni su un muro. Non hanno consistenza, nessun potere su di noi.
Questa tecnica, se applicata regolarmente, induce il corpo a rilassarsi sempre più, cancellando le memorie passate, guarendo quello che Eckhart Tolle definisce il corpo di dolore.
Cito Tolle perché anche lui parla spesso di appoggiare l'attenzione nel corpo, la nostra vera essenza è lì, nel pulsare della vita, nel profondo, nel Qui e Ora, senza identificazioni.
Stessa cosa dice Salvatore Brizzi nel suo libro "Risvegliare la macchina biologica per utilizzarla come strumento magico". Non è l'anima a doversi svegliare, dice Brizzi, è già sveglia. E' il corpo che dorme a causa della nostra inconsapevolezza.
Secondo quando spiegato da Alberto Chiara, andando a cancellare le memorie passate attraverso il rilassamento del corpo, che impedisce alla mente di ricreare le emozioni legate a eventi passati - che magari ancora ci influenzano - si cambia il nostro presente e, di conseguenza, il nostro futuro.
Oggi noi siamo il risultato delle nostre memorie, e più passa il tempo, più è difficile sbarazzarsi delle nostre convinzioni autolimitanti.
E qui ho pensato ai libri di Joe Vitale. La chiave è sempre nelle convinzioni inconsce che ci impediscono di realizzare i nostri desideri, la nostra missione.
Mentre ascoltavo il tono calmo con cui Alberto raccontava delle nostre emozioni, mi sono resa conto che nel mio piccolo lo sto già sperimentando da un po' di tempo. Quando sono nervosa e turbata mi fermo e mi metto immediatamente a fare meditazione. Tornando poi alle mie attività, nulla delle vecchie emozioni pare riuscire più ad agganciarsi, almeno fino a che l'effetto della meditazione dura sul corpo.
E' una sensazione di benessere diffuso, che pare l'effetto di un farmaco tranquillante. Torna la gioia fine a se stessa, non c'è nulla che possa turbarmi, i pensieri passano senza lasciare tracce emotive.
E' per questo, dice Alberto, che è necessario appoggiare l'attenzione sul corpo più volte nell'arco della giornata. La mente farà resistenza all'inizio, ma alla fine, quando il corpo si abitua al rilassamento, ecco che le emozioni non ci condizionano più la vita.
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| Silenzio - Foto dell'autrice |
Mi sono trovata a pensare a una frase di Neville Goddard che mi sono scritta tempo fa e che è diventata uno dei miei motti preferiti: "Cambiare emozione equivale a cambiare il destino".
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