giovedì 30 maggio 2013

Il vero cambiamento

Nel già citato libro Messaggio per un'aquila che si crede un pollo (PIEMME),  l'autore Anthony De Mello offre un'interessante visione di cosa è davvero il cambiamento.

Il vero cambiamento, in realtà,  non è qualcosa che si può attivare dall'esterno. Il fatto che noi desideriamo cambiare e ci sforziamo di farlo non è sufficiente, perché rimarrebbe un cambiamento forzato, superficiale. 

L'autore cita due esempi: quello dell'alcolista all'ultimo stadio che chiede aiuto dicendo Descrivete gentilmente il modo in cui mi posso liberare da questa assuefazione, ma se fosse davvero consapevole l'assuefazione svanirebbe all'istante; e quello del fumatore accanito che sa che il fumo uccide, ma solo il giorno in cui un medico gli diagnostica un tumore ai polmoni diventa consapevole di rischiare la morte.
Foto dell'autrice


Il cambiamento si verifica da solo, dice Anthony De Mello.
L'informazione non è comprensione.
La conoscenza non è consapevolezza.

Non siamo noi a cambiarci, il cambiamento può avvenire solo attraverso di noi.

Voi vedete il cambiamento avvenire dentro di voi, attraverso di voi: nella vostra consapevolezza, esso si verifica. Non siete voi a farlo. Se siete voi a cambiare, è un cattivo segno: non durerà.

mercoledì 29 maggio 2013

Sulla sofferenza

Anthony De Mello scrive:
E' un'ottima cosa, l'aver sofferto: solo in questo caso si può essere esasperati dalla sofferenza per smettere di soffrire.

Secondo il Buddha, l'origine principale della sofferenza è il desiderio. Quindi, per eliminare la sofferenza va eliminato il desiderio.

De Mello spiega cosa si intende davvero per desiderio. 
Un fraintendimento tipico è pensare che allora non dobbiamo più avere sogni o obiettivi nella vita.
Non è così.
Per desiderio, Buddha intende ciò che ci fa credere che senza quella cosa o persona non saremo mai felici, cioè la dipendenza dal soddisfacimento di quel desiderio.
Il senso di mancanza.

In effetti, nella nostra cultura dei consumi ciò viene portato al parossismo dalle stesse aziende produttrici di beni, che insistono nel convincerci che non saremo felici finché non avremo acquistato l'ultimo modello di auto, di telefono, o la nuova crema antirughe o un vestito all'ultimo grido.
Non c'è da stupirci se viviamo in un mondo in cui, nonostante ci sia più ricchezza e salute che nei secoli passati, siamo tutti mediamente più infelici.

Invocation - Foto dell'autrice
Crea dei bisogni e avrai gente infelice e dipendente.

Ma la sofferenza, come dice De Mello, a volte può essere la porta che si apre su una nuova visione delle cose.
Quando soffri a tal punto che hai due scelte: morirne o fare il salto di qualità e lasciare andare tutto ciò che stai trattenendo con tutte le tue forze par paura, attaccamento, illusione di averne il controllo.

A quel punto, sei libero.


martedì 28 maggio 2013

La consapevolezza secondo De Mello

Anthony De Mello, nel celeberrimo libro Messaggio per un'aquila che si crede un pollo, racconta una storiella riguardo al nostro concetto distorto di crescita spirituale.

Alcune persone hanno come obiettivo fisso il risveglio, la via della consapevolezza, al punto che pensano che non saranno mai felici, mai arrivate, finché non lo otterranno.
Con il solo risultato di creare continua tensione e conflitto interiore, troppe aspettative, sentendosi magari troppo lenti a capire o sbagliati.

Ma De Mello ci ricorda che in realtà la semplice consapevolezza di essere ciò che siamo è già felicità.

E racconta un bellissima storiella.
C'è un discepolo che dice al suo guru di aver deciso di andare lontano per meditare e cercare l'illuminazione.
Ogni sei mesi manda una lettera al guru per fargli sapere dei suoi progressi.
La prima lettera dice: "Ora capisco cosa significa perdere il Sé".
Il guru la straccia.
Dopo altri sei mesi arriva una seconda lettera: "Ora ho raggiunto la sensibilità nei confronti di tutti gli esseri viventi". 
Il guru la strappa.
La terza lettera dice: "Ora conosco il segreto dell'unità e della molteplicità".
Il guru butta via anche questa.
Le lettere continuano ad arrivare per alcuni anni, poi più nulla.
Il guru manda un viaggiatore a scoprire cosa ne è stato del discepolo. 
Un giorno, finalmente, arriva la lettera.
"Cosa importa?", c'è scritto.
Il guru esclama felice:  "Ce l'ha fatta! Finalmente ha capito!"

Foto dell'autrice
Quindi, alla domanda di tutti quelli che vorrebbero svegliarsi, "Sto facendo qualcosa per cambiare me stesso?" Anthony De Mello risponde:
"Ho una sorpresa per voi, davvero un'ottima notizia!
Non dovete fare proprio niente. Più fate, peggio è.
Non dovete far altro che capire".

lunedì 27 maggio 2013

Il balzo quantico di consapevolezza

Scientificamente, un balzo quantico avviene quando un elettrone - che si muove su orbite fisse intorno al nucleo dell'atomo - salta su un'altra orbita, ma senza coprire la distanza che separa le due orbite.
E' un cambiamento di stato che si verifica all'improvviso, immediatamente, senza passare attraverso le condizioni intermedie.
Foto dell'autrice

A livello di consapevolezza spirituale, l'illuminazione, o comunque una nuova percezione della realtà delle cose, può avvenire nello stesso modo.

Non sempre il cammino verso il risveglio è lungo e tortuoso, e anche se lo è, può sempre arrivare un momento in cui comprendiamo di colpo una realtà così in profondità, che nulla sarà più come prima.

Da un momento all'altro siamo così svegli, verso quella verità fondamentale, che ci chiediamo come abbiamo potuto per anni non capire, non vedere!

Davvero è come togliersi un velo dagli occhi, tutto appare più chiaro. Più semplice. Indubitabile.

Non tutti hanno la capacità di fare un balzo quantico evolutivo e non c'è una ricetta. 
Ognuno di noi ha delle corde ben precise, che se vengono toccate nel modo giusto, al momento giusto, ci portano a fare il balzo in un batter d'occhio.

Per questo è bello che ognuno di noi scelga la via verso il risveglio che più lo attira. 
C'è chi si risveglia sentendo il discorso di un maestro vivente, chi leggendo un libro, chi praticando la meditazione, l'Ho'oponopono, o quant'altro...

Per parafrasare il vecchio detto:
le vie del risveglio sono infinite.

venerdì 24 maggio 2013

La solitudine intenzionale

Clarissa Pinkola Estés nei suoi testi parla spesso della necessità animica di prendersi del tempo per sé stessi.

Foto dell'autrice
Ogni passaggio di vita, situazione di difficoltà o di dolore, necessita di un periodo in cui stare da soli per elaborare, leccarsi le ferite e tornare al mondo guariti.

Un bel simbolo ancestrale di rinascita è l'orsa, che passa l'inverno nella tana e a primavera ne emerge insieme ai cuccioli che nel frattempo ha partorito.

La nostra vita è ciclica, fatta di momenti di corsa e altri di pausa, di luce e ombra, di sonno e veglia.

Chi non sa stare da solo almeno il tempo necessario per rimettersi in sesto dopo un periodo difficile, non riuscirà a guarire.
Perché si porterà appresso tutte le ferite scaricandole sull'amico o sull'amore di turno. Trasformando le relazioni in discariche emotive. 

Ma, proprio perché siamo esseri ciclici, dobbiamo saper tornare a stare con l'altro, una volar finita la nostra pausa.
Come in ogni cosa, ci vuole il giusto mezzo, e rifugiarci per sempre nell'ombra non ci giova. Siamo animali sociali.
Foto dell'autrice

Anche Persefone, regina degli Inferi, vi trascorreva pochi mesi all'anno. Il resto del tempo era libera di emergere alla luce del sole e di passare del tempo con le persone care, come una qualsiasi fanciulla spensierata.

C'è un tempo per la solitudine intenzionale e un tempo per tornare nel mondo, nella danza della vita e dell'amore.
C'è un tempo per rimettersi in gioco, e lasciar entrare la primavera chiassosa che spazzi via il silenzio della neve.

giovedì 23 maggio 2013

L'esercizio della lavagna

Quanto siamo in grado di tenere a bada la nostra mente? Siamo capaci di osservare i nostri pensieri con distacco senza farci trascinare?

No. Non ne siamo capaci. Ci manca la tecnica.

Una mente sovraffollata di pensieri è una mente piena di condizionamenti e interferenze. 
Flowing - Foto dell'autrice
I condizionamenti ci impediscono di essere autentici.
Le interferenze ci impediscono di allinearci con la Fonte Universale, e di ricevere le intuizioni giuste per percorrere in modo naturale, senza resistenze, il nostro cammino.

Alberto Chiara suggerisce un metodo molto semplice ed efficace.

L'esercizio della lavagna.

Chiudete gli occhi e rilassatevi.
Immaginate di avere davanti a voi una lavagna nera.
Osservate la lavagna.
Lasciate che i pensieri vi attraversino la mente e osservateli come osservereste un programma televisivo.
Sforzatevi di rimanerne distaccati.
Se il pensiero vi trascina nei suoi meandri tortuosi e vi accorgete che vi state allontanando dalla visione della lavagna, tornate su di essa.

Ad un certo punto riuscirete a vedere i pensieri che passano.
Lasciateli svanire, evaporare come bolle fumose.

Arriverete a osservare la lavagna nera senza pensieri.
Questo potrebbe emettevi in allarme, crearvi un po' d'ansia.
E' normale!
La mente non accetta di non avere pensieri, si spaventa perché in quel momento sente di aver perso potere, di non avere presa su di voi.
Foto dell'autrice

State nel sentire di quel vuoto.

Solo dal vuoto potrete creare pensieri davvero vostri.
Cioè, decidere di formulare un pensiero o un'immagine.
Non sarà più la mente a trascinarvi ma voi a creare pensieri volontari.
Questa è la vera libertà.

Inoltre, il potere di un pensiero formulato con intenzione nel vuoto della mente è molto più potente di un pensiero mescolato a tanti altri che creano interferenze.

I nostri desideri spesso non si avverano perché le nostre resistenze interne creano blocchi, e noi otteniamo l'esatto contrario di ciò che vorremmo.
Nel vuoto, il desiderio formulato, l'immagine piacevole che vorremmo materializzare nella vostra vita, ha un potere enorme proprio perché libero da contro-intenzioni inconsce.

Provate a fare queso esercizio almeno una volta al giorno.
Riprendete il controllo dei vostri pensieri.






mercoledì 22 maggio 2013

Come funziona l'Ho'oponopono

C'è un libro bellissimo che si intitola Zero Limits, di Joe Vitale, in cui si spiega molto efficacemente come funziona il metodo hawaiano di guarigione chiamato Ho'oponopono.

Colui che ha messo a punto e modernizzato questo metodo già esistente nella tradizione hawaiana, è il dott. Hew Len.
Quest'uomo ha lavorato per tre anni al reparto criminale di un ospedale psichiatrico. Senza mai visitare i pazienti o studiare i loro casi, alla fine dei tre anni il reparto ha chiuso perché tutti i pazienti sono guariti.
Come?
Il dottor Hew Len li ha guariti semplicemente usando questo metodo su se stesso.
Poiché noi siamo i creatori della nostra realtà, ogni esperienza in qualche modo ci appartiene.

L'Ho'oponopono parte da questa consapevolezza.
Il terapeuta deve per prima cosa guarire se stesso da ciò che ha provocato la realtà di malattia dei suoi pazienti.


Foto dell'autrice
Non dobbiamo mai dimenticare di essere responsabili al 100% di tutto ciò che ci accade.

Cosa significa la parola Ho'oponopono?
Aggiustare, correggere un errore.

Scrive Joe Vitale:
Per fare Ho'oponopono non avete bisogno di sapere quale sia il problema o l'errore. Tutto quello che dovete fare è notare qualsiasi problema stiate vivendo (...). Una volta notato, la vostra responsabilità è di iniziare immediatamente a ripulire, a dire:

MI DISPIACE
TI PREGO, PERDONAMI
GRAZIE 
TI AMO

Questo è il mantra.

Se il problema riguarda un'altra persona, chiedetevi:
Cosa sta succedendo in me che fa sì che questa persona mi dia fastidio?, continua l'autore.

Sappiamo ormai che se cambiamo noi, cambia anche il mondo intorno a noi.

Il solo modo sicuro è con TI AMO. Quello è il codice che sblocca la guarigione. Ma lo usate su di voi, non sugli altri. I loro problemi sono i vostri problemi, ricordatelo, per cui lavorare su di loro non vi aiuterà. Loro non hanno bisogno di cure, voi l'avete. Dovete curare voi stessi. Siete la sorgente di tutte le esperienze.

MI DISPIACE
TI PREGO, PERDONAMI
GRAZIE
TI AMO