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martedì 29 luglio 2014
Riparto Da Me va in vacanza
giovedì 24 luglio 2014
Sul pettegolezzo
In un mondo sempre più dominato dai mass media, il pettegolezzo - o gossip - è diventata una moda per intrattenere e divertire.
Sembra qualcosa di innocente, qualcuno può addurre motivazioni di semplice scambio di informazioni tra amici e conoscenti. Ma non è così.
In realtà, il pettegolezzo si alimenta di negatività. Lo scambio di informazioni, per rimanere tale, deve restare neutrale, senza giudizi di nessun tipo. Nel gossip invece la critica, la presa in giro, l'immaginazione negativa sono i pilastri portanti.
Secondo la Legge di Attrazione, tutto ciò che inviamo all'esterno in qualche modo ritorna, e con la stessa energia. Quindi, se sparliamo o sfottiamo qualcuno, di sicuro quelle due pratiche ci verranno rese con la stessa moneta.
Inoltre, il giudizio, in generale, crea una certa chiusura del Cuore, in quanto non ci permette di vedere la Bellezza di qualsiasi persona o situazione al di là dell'apparenza e della nostra visione personale.
Il giudizio crea un blocco energetico che ci chiude alle possibilità infinite intorno a noi.
Il giudizio è una porta che si chiude.
Ora che è tempo di relax in spiaggia, tra le file di sdraio fioriranno come al solito riviste di gossip quale unico triste intrattenimento di tante donne - e non solo.
Invece di alzare gli occhi alla Bellezza circostante, si preferisce rovistare curiose e ossessive nelle vite altrui, andare a cercare lo scandalo - o presunto tale.
A cosa vi serve?
Buttate via quelle inutili pubblicazioni.
Alzate gli occhi verso il bello del creato, usate l'immaginazione positiva, fate cose costruttive e non giudicate.
Vivete, invece di ficcarvi nelle vite altrui.
Aprite il cuore alla Bellezza.
Sembra qualcosa di innocente, qualcuno può addurre motivazioni di semplice scambio di informazioni tra amici e conoscenti. Ma non è così.
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In realtà, il pettegolezzo si alimenta di negatività. Lo scambio di informazioni, per rimanere tale, deve restare neutrale, senza giudizi di nessun tipo. Nel gossip invece la critica, la presa in giro, l'immaginazione negativa sono i pilastri portanti.
Secondo la Legge di Attrazione, tutto ciò che inviamo all'esterno in qualche modo ritorna, e con la stessa energia. Quindi, se sparliamo o sfottiamo qualcuno, di sicuro quelle due pratiche ci verranno rese con la stessa moneta.
Inoltre, il giudizio, in generale, crea una certa chiusura del Cuore, in quanto non ci permette di vedere la Bellezza di qualsiasi persona o situazione al di là dell'apparenza e della nostra visione personale.
Il giudizio crea un blocco energetico che ci chiude alle possibilità infinite intorno a noi.
Il giudizio è una porta che si chiude.
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Ora che è tempo di relax in spiaggia, tra le file di sdraio fioriranno come al solito riviste di gossip quale unico triste intrattenimento di tante donne - e non solo.
Invece di alzare gli occhi alla Bellezza circostante, si preferisce rovistare curiose e ossessive nelle vite altrui, andare a cercare lo scandalo - o presunto tale.
A cosa vi serve?
Buttate via quelle inutili pubblicazioni.
Alzate gli occhi verso il bello del creato, usate l'immaginazione positiva, fate cose costruttive e non giudicate.
Vivete, invece di ficcarvi nelle vite altrui.
Aprite il cuore alla Bellezza.
martedì 22 luglio 2014
Zombie Nation
Gli zombie non sono mai stati di moda come in questi ultimi anni. Sono stati fatti telefilm, sul web impazzano i trucchi di Halloween più suggestivi per entrare nella parte e goliardici armamentari in caso di invasione di zombie. Esistono persino poster da usare come bersaglio per carabine che ritraggono i suddetti, sia stilizzati che molto realistici.
Nella tradizione popolare gli zombie sono morti che camminano e si nutrono di altri umani, prediligendo il cervello. Chi viene morsicato da uno zombie diventa tale a sua volta.
Questa metafora è così evidente che non può passare inosservata.
In realtà, chiunque non sia sveglio (nel senso di risvegliato alla consapevolezza), è in qualche modo paragonabile a uno zombie che si muove e agisce nello spazio pensando che basti questo per essere davvero sveglio.
Non è un caso che questo si nutra di cervello, poiché è la mente in esso contenuta che ci fa comportare da zombie, creando un filtro tra l'illusione della separazione dall'Uno, cioè l'individualismo, e l'unità, cioè l'identificazione con l'Anima e con il Divino.
Il controllo mentale della masse tramite i mass media si può in un certo senso definire una Zombie Nation.
L'oligarchia del Pianeta ha tutto da guadagnare nel tenere le persone schiave inconsapevoli di un sistema basato sull'illusione di una salvezza dal nulla interiore, basata sul desiderio ossessivo di possesso di beni materiali.
La paura è la principale catena che tiene a bada gli schiavi. Paura
della crisi economica, paura dell'invasione, paura del futuro, paura di non essere all'altezza delle aspettative di un mondo sempre più "guardone" tramite i social network.
Bisognerebbe fermarsi un momento a riflettere che cosa ci incatena ancora alla nostra prigione interiore. In quale delle menzogne globali circolanti continuiamo a credere, per cui ancora non abbiamo spiccato il volo?
Insomma, quanto siamo ancora zombie?
Nella tradizione popolare gli zombie sono morti che camminano e si nutrono di altri umani, prediligendo il cervello. Chi viene morsicato da uno zombie diventa tale a sua volta.
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| Foto dell'autrice |
In realtà, chiunque non sia sveglio (nel senso di risvegliato alla consapevolezza), è in qualche modo paragonabile a uno zombie che si muove e agisce nello spazio pensando che basti questo per essere davvero sveglio.
Non è un caso che questo si nutra di cervello, poiché è la mente in esso contenuta che ci fa comportare da zombie, creando un filtro tra l'illusione della separazione dall'Uno, cioè l'individualismo, e l'unità, cioè l'identificazione con l'Anima e con il Divino.
Il controllo mentale della masse tramite i mass media si può in un certo senso definire una Zombie Nation.
L'oligarchia del Pianeta ha tutto da guadagnare nel tenere le persone schiave inconsapevoli di un sistema basato sull'illusione di una salvezza dal nulla interiore, basata sul desiderio ossessivo di possesso di beni materiali.
La paura è la principale catena che tiene a bada gli schiavi. Paura
| Foto dal web, rielaborata dall'autrice |
Bisognerebbe fermarsi un momento a riflettere che cosa ci incatena ancora alla nostra prigione interiore. In quale delle menzogne globali circolanti continuiamo a credere, per cui ancora non abbiamo spiccato il volo?
Insomma, quanto siamo ancora zombie?
giovedì 17 luglio 2014
Ma quale "conforto spirituale"?!
Mi è capitato spesso di sentirmi dire da scettici che la mia propensione verso la spiritualità fosse un mero bisogno di conforto spirituale, come se esso significasse soltanto colmare una mancanza con un'illusione.
Mi sono anche sentita spesso chiedere come facessi a credere a teorie campate in aria da guru che cercano discepoli per le loro sette. Cito letteralmente.
Infatti, la cosa più errata è credere. Anzi è errato tanto credere quanto non credere, poiché sono entrambi frutto di elucubrazioni mentali, più o meno razionali.
Le verità spirituali per prima cosa bisogna sentirle vere dentro, e poi, avere voglia, coraggio e determinazione di sperimentarle di persona.
Non ha senso credere o non credere in Dio. Ma puoi sentirlo. E questa è un'esperienza che non si può raccontare né cercare di spiegare a livello intellettuale.
Ma c'è un momento in cui puoi sperimentare, sentire, e quindi avere la certezza che la Legge di Attrazione, la Legge dello Specchio, quella dell'Ottava, eccetera, esistono e funzionano.
Inoltre, la via del guerriero di pace o di luce, o monaco guerriero, o chiamatela come volete, non spinge le persone verso una promessa di salvezza astratta, tipo su un altro pianeta, o in un futuro lontano post-apocalittico.
La pratica nel Qui e Ora è la salvezza dal tuo dolore emozionale. Punto. O la metti in pratica o non puoi dire che non ci credi. O che ci credi ma ti basta così, di saperlo in astratto.
Non c'è nulla di più pratico e concreto di questa Via.
Eppure, molte persone, specie chi si definisce ateo o agnostico, credono che non possa esistere una spiritualità che non si identifica con una religione istituzionale e dogmatica, o peggio con una setta. E non credono neppure che spiritualità sia anche e soprattutto osservazione continua della realtà. Per loro spiritualità e religione devono per forza far rima con misticismo da baraccone.
Purtroppo, non si può convincere qualcuno ad avvicinarsi a una via come questa se non la si sente dentro come chiamata impellente.
Nonostante il mio rammarico, so bene che solo chi è pronto la strada la trova da solo.
Inoltre, sono perfettamente cosciente che se nulla esiste fuori di me, evidentemente le critiche degli scettici me le creo da sola. Forse sono frutto di quella parte mentale che ancora vorrebbe resistere agli assalti devastanti delle verità sperimentate. E infatti, l'unico modo per fugare ogni dubbio è continuare a sentire, e a sperimentare.
Mi sono anche sentita spesso chiedere come facessi a credere a teorie campate in aria da guru che cercano discepoli per le loro sette. Cito letteralmente.
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| Autoritratto dell'autrice |
Infatti, la cosa più errata è credere. Anzi è errato tanto credere quanto non credere, poiché sono entrambi frutto di elucubrazioni mentali, più o meno razionali.
Le verità spirituali per prima cosa bisogna sentirle vere dentro, e poi, avere voglia, coraggio e determinazione di sperimentarle di persona.
Non ha senso credere o non credere in Dio. Ma puoi sentirlo. E questa è un'esperienza che non si può raccontare né cercare di spiegare a livello intellettuale.
Ma c'è un momento in cui puoi sperimentare, sentire, e quindi avere la certezza che la Legge di Attrazione, la Legge dello Specchio, quella dell'Ottava, eccetera, esistono e funzionano.
| Foto dell'autrice |
La pratica nel Qui e Ora è la salvezza dal tuo dolore emozionale. Punto. O la metti in pratica o non puoi dire che non ci credi. O che ci credi ma ti basta così, di saperlo in astratto.
Non c'è nulla di più pratico e concreto di questa Via.
Eppure, molte persone, specie chi si definisce ateo o agnostico, credono che non possa esistere una spiritualità che non si identifica con una religione istituzionale e dogmatica, o peggio con una setta. E non credono neppure che spiritualità sia anche e soprattutto osservazione continua della realtà. Per loro spiritualità e religione devono per forza far rima con misticismo da baraccone.
Purtroppo, non si può convincere qualcuno ad avvicinarsi a una via come questa se non la si sente dentro come chiamata impellente.
Nonostante il mio rammarico, so bene che solo chi è pronto la strada la trova da solo.
Inoltre, sono perfettamente cosciente che se nulla esiste fuori di me, evidentemente le critiche degli scettici me le creo da sola. Forse sono frutto di quella parte mentale che ancora vorrebbe resistere agli assalti devastanti delle verità sperimentate. E infatti, l'unico modo per fugare ogni dubbio è continuare a sentire, e a sperimentare.
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mercoledì 16 luglio 2014
Sicuri del proprio valore
Quando si è sicuri del proprio valore non si hanno problemi ad affermare i propri principi, ma soprattutto, lo si vede dal rapporto con il denaro.
Una persona che non sa di valere, troverà difficile se non impossibile chiedere, per esempio, corrispettivi in denaro per delle prestazioni. Troverà difficile far valere i propri diritti, quando ad esempio si ritrova in mano il resto mal contato, e non avrà la forza di farlo notare al negoziante che ha commesso l'errore.
Se senti di non meritarlo, non puoi avere un rapporto sereno col denaro.
Prima di dare colpa alla crisi economica, dovremmo - come sempre - guardarci dentro e scoprire quale scusa si nasconde sotto di essa. Siamo davvero convinti di essere al verde per colpa della crisi o saremmo stati così anche in pieno boom economico?
Non c'è tanto da indagare. Ci si sente poveri perché si è convinti di non valere, di non avere potere nel mondo.
Recuperando il senso del proprio valore e del proprio potere personale - e di conseguenza nel mondo - anche le nostre finanze sono destinate a crescere naturalmente.
Quindi, invece di lamentarti della crisi e della disoccupazione, riscopri il tuo valore intrinseco. Tutto il resto verrà da sé.
Una persona che non sa di valere, troverà difficile se non impossibile chiedere, per esempio, corrispettivi in denaro per delle prestazioni. Troverà difficile far valere i propri diritti, quando ad esempio si ritrova in mano il resto mal contato, e non avrà la forza di farlo notare al negoziante che ha commesso l'errore.
Se senti di non meritarlo, non puoi avere un rapporto sereno col denaro.
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Prima di dare colpa alla crisi economica, dovremmo - come sempre - guardarci dentro e scoprire quale scusa si nasconde sotto di essa. Siamo davvero convinti di essere al verde per colpa della crisi o saremmo stati così anche in pieno boom economico?
Non c'è tanto da indagare. Ci si sente poveri perché si è convinti di non valere, di non avere potere nel mondo.
Recuperando il senso del proprio valore e del proprio potere personale - e di conseguenza nel mondo - anche le nostre finanze sono destinate a crescere naturalmente.
Quindi, invece di lamentarti della crisi e della disoccupazione, riscopri il tuo valore intrinseco. Tutto il resto verrà da sé.
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venerdì 11 luglio 2014
"Aspettare sotto il pero"
A volte, soprattutto in questo periodo di crisi economica, in cui è diventato più difficile trovare lavoro, le persone disoccupate si sentono dire che non bisogna aspettare sotto il pero che il lavoro ideale ci cada dall'alto come, appunto, una pera matura.
Il senso comune dice che per trovare lavoro bisogna darsi da fare.
E' vero, ma come cerchiamo lavoro?
Se lo cerchiamo mossi dalla paura della penuria, di contrarre debiti, di non riuscire a mantenere la famiglia, ecc., quindi in base a una reazione, l'energia che attrarrà il lavoro - o non lo attrarrà affatto - sarà un'energia di paura.
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In genere, chi si affanna a trovare il primo lavoro che capita per paura di restare senza soldi, trova qualcosa che lo scontenta, vuoi per il basso stipendio, o per gli orari massacranti, o magari perché vi è un clima vessatorio.
Il sentirsi schiavi è, certo, comunque una nostra percezione, ma se prima non guariamo quella parte di noi che si sente schiavo o vittima, e per di più povero, di certo sarà alquanto improbabile attrarre un lavoro soddisfacente sotto tutti i punti di vista.
Bisognerebbe guarire prima ciò che ci fa vivere un sentimento di paura e di povertà. Solo allora saremo pronti per un lavoro che fa davvero per noi, cioè che coincide con le nostre aspirazioni.
Mi si obietterà che non tutti possono permettersi il lusso di stare lì a fare il lavoro su di sé restando disoccupati finché non arriva l'impiego che abbiamo sempre desiderato.
Infatti, penso che la chiave sia non accontentarsi.
Se per tirare avanti è necessario fare un lavoro che per noi non è il massimo, l'importante è non rassegnarsi a pensare che tanto la vita è dura e che quello è il massimo che possiamo ottenere.
Se nella vita vogliamo vivere davvero secondo dei principi di non schiavitù, possiamo continuare a fare il lavoro su di sé per sciogliere quei blocchi che ci impediscono di vivere come vorremmo, per esempio dei nostri talenti, e accettare che per il momento l'impiego non è il massimo per noi, ma è un trampolino di lancio, non il capolinea definitivo.
La differenza sostanziale sta tra il non accontentarsi ma accettare la situazione per ciò che è, di modo da trasmutare ogni negatività residua riguardo ad essa, e il rassegnarsi a una vita da schiavi e senza scopo.
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giovedì 10 luglio 2014
Sentire l'amore
Se solo gli esseri umani si prendessero qualche secondo, diverse volte al giorno, per sentire l'amore…
Ogni senso di abbandono, di tristezza, di inutilità, di ansia, ogni conflitto interiore ed esteriore scomparirebbero.
Probabilmente non servirebbe altro. Prendersi qualche secondo, chiudendo gli occhi, per sentire che l'amore è dentro e fuori di noi, che è dappertutto, che l'intero Universo ne è imbevuto. La vita è amore.
L'amore è quel frullo di gioia, di benessere che arriva quando chiudiamo gli occhi e stiamo in ascolto, quella serenità silenziosa che ci appaga.
Magari per qualcuno è più facile percepirlo sotto un albero, in campagna, o nel silenzio dei monti, o in riva al mare. Qualcuno abbracciando chi ama, o accarezzando un animale. Qualcuna altro in un luogo sacro, nella penombra di una chiesa.
Ma quel benessere che proviamo c'è sempre. Possiamo imparare a recuperarlo ogni volta che ne sentiamo il bisogno.
Possiamo tornare al senso di amore per non uscire da noi stessi, per non farci agganciare dall'angoscia, dall'ansia, da tutto ciò che ci distoglie dalla fonte di gioia che è la Vita, quella vera.
E' una cosa così semplice, quasi banale, sentire l'amore.
Dovrebbe diventare un esercizio quotidiano.
Quando senti l'amore vibrare dentro di te, sai di essere al sicuro. Sai che la Pace, quella vera, esiste. Ed è dentro di te.
Ogni senso di abbandono, di tristezza, di inutilità, di ansia, ogni conflitto interiore ed esteriore scomparirebbero.
Probabilmente non servirebbe altro. Prendersi qualche secondo, chiudendo gli occhi, per sentire che l'amore è dentro e fuori di noi, che è dappertutto, che l'intero Universo ne è imbevuto. La vita è amore.
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L'amore è quel frullo di gioia, di benessere che arriva quando chiudiamo gli occhi e stiamo in ascolto, quella serenità silenziosa che ci appaga.
Magari per qualcuno è più facile percepirlo sotto un albero, in campagna, o nel silenzio dei monti, o in riva al mare. Qualcuno abbracciando chi ama, o accarezzando un animale. Qualcuna altro in un luogo sacro, nella penombra di una chiesa.
Ma quel benessere che proviamo c'è sempre. Possiamo imparare a recuperarlo ogni volta che ne sentiamo il bisogno.
Possiamo tornare al senso di amore per non uscire da noi stessi, per non farci agganciare dall'angoscia, dall'ansia, da tutto ciò che ci distoglie dalla fonte di gioia che è la Vita, quella vera.
E' una cosa così semplice, quasi banale, sentire l'amore.
Dovrebbe diventare un esercizio quotidiano.
Quando senti l'amore vibrare dentro di te, sai di essere al sicuro. Sai che la Pace, quella vera, esiste. Ed è dentro di te.
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